mercoledì 16 marzo 2016

Recensione: "Scambio equivalente" di Maurice Fay

Titolo: Scambio equivalente
Autore: Maurice Fay
Data di uscita: 07/03/2016
Pagine: 116
Prezzo: 2,99€
Formato: E-Book

Trama: Lord Radan è l'ultimo sopravvissuto allo sterminio dei guerrieri Dragar e benché sia il peggiore di loro, intende ricostruire il monastero e rifondare l'ordine.
È forte, sprezzante dei pericoli, volgare e bellissimo e in molti lo desiderano, ma da quando nello sterminio ha perso il suo primo amore, crede di non essere più capace di amare e nonostante non gli manchino le occasioni di avere qualcuno tra le braccia, dentro, Radan non sente nulla.
Quando viene convocato nella capitale sa già che il re intende spedirlo all'estremo nord del mondo. È giunta voce che sia stato avvistato, proprio in quel deserto di ghiaccio, il mago traditore Zulnadar. L'uomo che ha ordito il massacro di tutti i cavalieri Dragar e al quale, per qualche misteriosa ragione, Radan è sopravvissuto. Sono passati due anni da allora e Radan ha sventato il piano del mago di uccidere il sovrano e salire al trono per stanziare una base nemica, ma prima del processo il mago è riuscito a fuggire e di lui si sono perse le tracce.
Nei due anni trascorsi, Radan ha vissuto quasi in isolamento nei boschi, cercando di ricostruire il monastero dei Dragar e allenandosi duramente per diventare pura forza e ci è riuscito. Sarebbe capace di qualsiasi cosa ormai.
L'unica cosa che non sa più fare è amare qualcuno, ma il destino ha in serbo per lui molto di più che la vendetta.
Il re intende fornirgli una scorta per il suo viaggio a Glalgard, la terra dei ghiacci, ma tutti i maghi che vengono incaricati di seguirlo, stranamente, iniziano ad accusare dei malesseri e non possono più partire. Ma la Confraternita deve per forza mandare qualcuno in missione con il rozzo, bruto e tracotante Lord Radan, altrimenti l'immagine dei maghi non sarà mai ristabilita e resterà cucita all'idea che il mondo si è fatta di loro, ovvero di possibili traditori, dal momento che Zulnadar era proprio uno di loro.
Liam è un mago della Confraternita ed è l'unico figlio maschio del Sommo Sacerdote e benché si sia offerto volontario di partire in missione per acciuffare Zulnadar e assicurarlo alle autorità, si vede negata la possibilità di partire. Ma quando tutti gli altri maghi si ammalano, resta soltanto lui e alla fine si ritroverà a poter partire.
Radan è volgare, rozzo e antipatico e Liam non riesce a sopportarlo e per quanto riguarda Radan, l'antipatia è reciproca: non vede molto di buon occhio i maghi in generale e nella fattispecie non sopporta Liam, che è il suo opposto; sofisticato, elegante e snob.
Ma questa antipatia iniziale lascia il posto a qualcosa di tenero e molto più profondo, non appena i due cominciano a conoscersi meglio, e il grande freddo del nord li avvicina sempre di più.
Sono due mondi in antitesi: un guerriero che è pura forza, muscoli e volgarità, e un mago che è intelletto, mente e costante ricerca della perfezione.
Liam scopre un lato tenero in Radan e inesorabilmente ne è attratto, anche se è del tutto sbagliato per lui, soprattutto per un “piccolo” particolare… Radan è superdotato mentre lui è vergine e questo lo spaventa ma allo stesso tempo lo attrae ancor di più.
In quanto a Radan, crede di aver scordato come si fa ad amare, ma il freddo del nord gli farà capire che il suo cuore è tutt'altro che addormentato.
E intanto la missione prosegue e la fortezza nella quale devono penetrare si avvicina e i due scoprono che a muoverli sarà una forza ben più grande della vendetta o del senso di giustizia, una forza che però li rende anche vulnerabili, mentre le prove che devono superare si fanno via via più difficili.

RECENSIONE: (SPOILER)
Avevo grandi aspettative su questo libro e non sono stata più di tanto delusa.
Radan mi è piaciuto perchè voleva ricostruire l'ordine dei Dagar e perchè una volta capito di amare Liam non è scappato da questo sentimento. Quello che non mi è piaciuto più di tanto è il suo linguaggio che trovo un po' troppo volgare e in alcuni momenti troppo moderno per l'epoca del libro.
Liam mi è piaciuto perchè ha visto il vero Radan e non si è fatto fermare dalla sua convinzione che non gli fosse permesso innamorarsi di lui. Quello che non mi è piaciuto è la sua arroganza iniziale nel considerare Radan un "buzzurro" o "bifolco" e chiamarlo continuamente così.
Trovo il finale troppo aperto, finisce con loro sotto una valanga, troppo indefinito per i miei gusti.
L'epilogo in cui si scopre che Radan non è l'unico Dagar sopravvissuto lascia un senso di anticipazione micidiale.
In conclusione mi è piaciuto molto e aspetto con ansia il seguito.
P.S. Una sinossi un po' più sintetica era meglio.
 

 VOTO
4/5

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